La nuova indagine della Fondazione Veronesi e il report “Soldi (e salute) in fumo” di Federconsumatori e Fondazione ISSCON raccontano la stessa storia: in Italia smettere di fumare è difficile, costoso e privo di supporto adeguato.
Due ricerche, una conferma. Da un lato l’indagine di AstraRicerche per la Fondazione Umberto Veronesi, presentata al Senato, che fotografa i comportamenti di fumatori ed ex fumatori italiani. Dall’altro il 1° Report “Soldi (e salute) in fumo”, realizzato da Federconsumatori e Fondazione ISSCON. Insieme, i due studi compongono un quadro allarmante e coerente.
Secondo la ricerca Veronesi, oltre la metà dei fumatori che ha tentato di smettere (52,4%) lo ha fatto affidandosi esclusivamente alla propria forza di volontà, senza alcun metodo o supporto professionale. Solo l’8,2% ha seguito una terapia farmacologica prescritta dal medico, e meno del 7% ha fatto ricorso a centri antifumo o supporto psicologico. Il risultato? Solo il 13% ha resistito per più di un anno senza ricadere.
Purtroppo non è sorpresa. Il report realizzato da Federconsumatori con Fondazione ISSCON, aveva già individuato le ragioni strutturali di questo fallimento: smettere di fumare, in Italia, ha un costo proibitivo per molte famiglie. Un ciclo di terapia sostitutiva può costare tra i 303 e i 580 euro; aggiungendo il supporto psicologico consigliato — circa 2 sedute al mese — si arriva a oltre 1.600 euro aggiuntivi all’anno. Cifre fuori dalla portata di molti, specialmente al Sud dove i centri antifumo gratuiti sono ancora gravemente carenti.
Il paradosso dei costi
La prima motivazione che spinge i fumatori italiani a tentare di smettere, secondo la ricerca Veronesi, è proprio il costo economico delle sigarette (29,6%). Un dato che il nostro Osservatorio Nazionale conosce bene: un fumatore che consuma un pacchetto al giorno spende circa 2.080 euro l’anno. Eppure gli strumenti per smettere risultano spesso altrettanto costosi e inaccessibili — un paradosso che lo Stato ha il dovere di affrontare.
Il peso sul sistema sanitario e la via d’uscita
Secondo i dati AIOM citati nel nostro report, il fumo è responsabile di oltre 93.000 decessi l’anno in Italia e genera un impatto economico di 26 miliardi di euro. Investire seriamente in prevenzione e supporto alla cessazione — potenziando i centri antifumo, rendendo rimborsabili le terapie e garantendo accesso gratuito al supporto psicologico — consentirebbe una riduzione stimata del 24% dei consumi e un risparmio di circa 6,24 miliardi di euro per il Servizio Sanitario Nazionale.
Federconsumatori ha quindi chiesto al Governo e al Parlamento una destinazione mirata di una quota delle entrate fiscali derivanti dalle accise sul tabacco per finanziare campagne di sensibilizzazione, programmi educativi nelle scuole e percorsi strutturati di supporto per chi vuole smettere.
👉 Il report completo “Soldi (e salute) in fumo” è disponibile sul sito di Federconsumatori: https://federconsumatori.it/report-federconsumatori-isscon-costi-fumo-italia/