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Allevamenti intensivi e zoonosi: il cibo industriale mette a rischio la salute pubblica

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A CURA DELLA REDAZIONE WEB

Dal virus Hantavirus su una nave da crociera al nuovo focolaio di Ebola in Africa centrale: la scienza avverte che distruggere la biodiversità apre la strada alle epidemie. Il modello agroalimentare industriale è al centro del problema.

Un focolaio di virus Andes su una nave da crociera olandese, un nuovo allarme Ebola in Africa centrale dichiarato emergenza sanitaria dall’OMS: episodi apparentemente lontani, ma accomunati da una radice comune. Secondo un’analisi scientifica approfondita, il modello degli allevamenti intensivi e dell’agricoltura industriale è uno dei principali fattori che favoriscono l’emergere e la diffusione di nuove zoonosi, malattie trasmesse dagli animali all’essere umano.

Il meccanismo è quello che gli scienziati chiamano perdita di “immunità ecologica”: quando il paesaggio viene semplificato – siepi eliminate, foreste ridotte, monocolture a perdita d’occhio – la naturale capacità degli ecosistemi di contenere la diffusione di agenti patogeni si indebolisce. Roditori, pipistrelli, zanzare e zecche trovano così condizioni sempre più favorevoli per diffondersi e trasmettere virus e batteri all’uomo.

Gli allevamenti intensivi amplificano ulteriormente il rischio: animali stipati, geneticamente omogenei e quindi ugualmente vulnerabili, trasporti frequenti che collegano focolai lontani, uso massiccio di antibiotici che alimenta il fenomeno della resistenza antimicrobica. È in questo contesto che i patogeni si amplificano e trovano la via per il salto di specie. Il caso della mucca pazza – causato dall’aberrante pratica di alimentare erbivori con farine animali – resta l’esempio più emblematico di come la logica produttivistica possa travolgere ogni limite biologico.

Il principio One Health – la salute umana, animale e ambientale sono inscindibili – non è uno slogan: è una necessità scientifica e politica riconosciuta dall’OMS.

Federconsumatori è convinta che i consumatori abbiano un ruolo attivo in questa sfida. Le nostre scelte alimentari quotidiane – privilegiare prodotti da allevamenti estensivi e biologici, ridurre il consumo di carne industriale, sostenere le filiere locali e sostenibili – hanno un impatto reale sul sistema agroalimentare.

Ma non basta l’impegno individuale. Per questo Federconsumatori ha chiesto alle istituzioni europee e nazionali di regolamentare con maggiore rigore gli allevamenti intensivi, di investire nella transizione verso modelli agroecologici e di difendere e non delegittimare le istituzioni scientifiche internazionali che presidiano la salute pubblica globale. La prevenzione delle pandemie inizia nei campi e nelle stalle, non solo negli ospedali.