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Come l’industria alimentare progetta cibi che creano dipendenza

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A CURA DELLA REDAZIONE WEB

Perché è così difficile fermarsi dopo il primo morso? La risposta non è una questione di mancanza di forza di volontà, ma di progettazione. Una delle marche di patatine più famose al mondo — venduta in oltre 140 Paesi con più di 110.000 tonnellate prodotte ogni anno in uno stabilimento belga — diventa il caso studio ideale per capire come l’industria alimentare costruisca scientificamente l’irresistibilità dei propri prodotti.

Ricercatori, tecnologi, sensorialisti e sviluppatori lavorano su ogni singolo dettaglio: la forma, il suono della masticazione, la consistenza, gli aromi. L’obiettivo è raggiungere il cosiddetto bliss point — il punto di massimo piacere sensoriale — e costruire un’esperienza di consumo capace di risultare appagante e memorabile, spingendo il consumatore a continuare a mangiare. A questa ingegneria del gusto si aggiungono oggi le nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale nella progettazione alimentare, che rendono il processo ancora più sofisticato.

Federconsumatori ricorda che la consapevolezza è il primo strumento di tutela del consumatore. Sapere che molti prodotti ultra-processati sono progettati per ridurre la percezione della sazietà e massimizzare il consumo non è un dettaglio secondario: è un’informazione che i cittadini hanno il diritto di conoscere. L’associazione chiede maggiore trasparenza nell’etichettatura e sostiene l’introduzione di strumenti informativi chiari per mettere i consumatori nelle condizioni di fare scelte davvero libere e consapevoli.