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Trasporto di animali vivi: oltre 130 esperti e associazioni chiedono lo stop ai “viaggi della sofferenza”

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A CURA DELLA REDAZIONE WEB

Sovraffollamento, temperature estreme, fame, disidratazione, lesioni e morte. Sono le condizioni a cui milioni di animali da allevamento vengono esposti ogni anno durante i trasporti a lunga distanza. A chiedere con forza la fine di questa pratica è una coalizione guidata da Compassion in World Farming (CIWF), che insieme a oltre 130 esperti e associazioni di 33 paesi ha inviato una lettera aperta alla WOAH — l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale — in occasione della revisione delle linee guida sul trasporto degli animali.

I trasporti via mare sono tra i più critici: sporcizia, sovraffollamento, umidità estrema, ventilazione inadeguata, rischio di lesioni e malnutrizione. A questi si aggiungono i disastri in mare aperto, con animali rimasti bloccati al largo per settimane. Non meno gravi i trasporti su strada, con camion sovraffollati e temperature elevate che causano disidratazione, stress e infortuni. Tali condizioni aumentano inoltre la vulnerabilità degli animali alle infezioni e il rischio di diffusione transfrontaliera di zoonosi. Solo il mese scorso, ricordano le associazioni, 4.000 pecore e capre sono morte al largo delle coste dell’Oman.

La coalizione chiede alla WOAH di rafforzare le linee guida e di avviare una transizione verso il commercio di carcasse, carne, latte in polvere e materiale genetico, in sostituzione del trasporto di animali vivi. Alcuni Paesi hanno già agito: la Gran Bretagna ha vietato nel 2024 le esportazioni di animali vivi per ingrasso e macellazione, mentre Nuova Zelanda, Australia e Germania hanno introdotto restrizioni parziali.