I consumatori digitali rischiano di ricevere informazioni orientate politicamente senza saperlo. Lo denuncia uno studio pubblicato su Nature.
Un recente studio condotto da ricercatori di alcune delle più prestigiose università americane – tra cui Princeton, NYU e l’Università della California – lancia un alert importante per tutti i cittadini che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per informarsi: i chatbot non sono fonti neutrali.
La ricerca dimostra che i Large Language Models (LLM), i modelli alla base di assistenti come ChatGPT, vengono addestrati su enormi quantità di dati online che includono, in misura significativa, contenuti prodotti da media controllati dai governi. Il risultato? Le risposte che riceviamo possono riflettere narrazioni politiche di parte, presentate però come informazioni oggettive, senza alcuna indicazione della fonte originaria.
Nel caso analizzato della Cina, i contenuti dei media di Stato sono risultati presenti nei dataset di addestramento fino a 40 volte più frequentemente rispetto a fonti indipendenti come Wikipedia.
Federconsumatori più volte ha espresso forte preoccupazione per le implicazioni di questo fenomeno sulla libertà di informazione e sulla tutela dei consumatori digitali. In un’epoca in cui sempre più persone si affidano all’IA per orientarsi su temi di interesse pubblico – dalla salute alla politica, dai diritti ai servizi – è fondamentale che gli strumenti digitali garantiscano trasparenza sulle fonti e correttezza delle informazioni fornite.
Chiediamo con forza l’introduzione di standard di trasparenza obbligatori per i sistemi di IA, a tutela del diritto dei cittadini a un’informazione libera, plurale e verificabile. Riteniamo necessario, inoltre, rafforzare i fondi per l’educazione digitale dei cittadini affinché abbiano tutti gli strumenti necessari per potersi difendere da manipolazioni, distorsioni e disinformazione.