Secondo uno studio pubblicato su Aging & Mental Health, gli anziani che si sentono più soli hanno anche una memoria peggiore. Una scoperta rilevante, che però porta con sé anche una nota incoraggiante: la solitudine non accelera il ritmo del declino cognitivo, che procede alla stessa velocità indipendentemente dal livello di isolamento percepito.
La ricerca ha coinvolto 10.217 persone tra i 65 e i 94 anni provenienti da 12 Paesi europei, Italia inclusa, seguite tra il 2012 e il 2019. Uno dei test utilizzati chiedeva ai partecipanti di ricordare il maggior numero possibile di parole da una lista di dieci, letta ad alta voce, nel giro di un minuto.
I risultati mostrano che chi soffriva maggiormente di solitudine otteneva punteggi più bassi nei test di memoria rispetto a chi si sentiva meno solo. Un dato che riguarda da vicino l’Italia: spagnoli e italiani sono risultati gli anziani con i più alti livelli di solitudine, pari al 12%.
A dichiararsi più soli sono stati generalmente i partecipanti più anziani, di sesso femminile e con problemi di salute più gravi. Tra i fattori protettivi emersi dallo studio figurano l’attività fisica, la partecipazione ad attività sociali e un buono stato di salute percepito.
Un risultato che conferma quanto Federconsumatori sostiene da tempo: la salute degli anziani non è solo una questione medica, ma anche sociale. Combattere l’isolamento significa tutelare la salute cognitiva di milioni di persone.