Lo spreco alimentare domestico in Italia scende sotto la soglia dei 500 grammi settimanali per persona. Il dato del 2026 è di 493,7 grammi, l’11,17% in meno rispetto ai 555,8 dello scorso anno, e avvicina il Paese al target dell’Agenda 2030 di 369,73 grammi.
Lo rileva il nuovo Rapporto Waste Watcher, promosso dalla campagna Spreco Zero e presentato per la Settima giornata internazionale Onu della consapevolezza sulle perdite e sugli sprechi alimentari.
Il conto resta comunque pesante. Il cibo buttato nelle case vale 6,6 miliardi di euro l’anno, cioè 25,74 chili e 112 euro a testa. Pesa ancora di più in un sistema agroalimentare dove crisi climatica e tensioni geopolitiche fanno salire i costi di produzione e i prezzi al consumo. Lo spreco colpisce soprattutto le fasce popolari, che buttano più cibo e perdono una quota maggiore del proprio reddito. “Lo spreco diventa così non soltanto un costo economico e ambientale ma un vero moltiplicatore delle disuguaglianze”, ha osservato Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio. Per questo il Rapporto chiede di mappare tutti i luoghi in cui si spreca.
Qualche segnale positivo arriva dal turismo e dalla ristorazione. Il 66% degli ospiti delle case vacanza consuma tutto il cibo acquistato e al ristorante la doggy bag è sempre più diffusa.